lunedì, 04 giugno 2007

Categoria : la mia vita, parole in libertà




Sogno un'epica canzone capace di sollevarmi da terra, sogno parole in questo tempo di ritorno. Parole che non arrivano ed attimi che mi scorrono sopra, come se non mi appartenesse più questo mondo. No, non è più mio, ma forse non lo è mai stato. Troppo stretto, troppo opprimente. Soffoco.
Ricordo. Milano, illuminata dai neon che vedi riflessi negli occhi delle persone che li vivono. Diverse emozioni, troppo forti. Sensazioni che schiaffeggiano il viso con violenza. Inutile combattere...sarebbe come prendere a pugni l'aria e trovarsi inevitabilmente sconfitti. Ma Milano guarda apparentemente insesibile, osserva dall'alto e non interviene. In balia delle correnti vaghi, senza una meta...chissà...
Persi viaggiatori, silenziosi duellanti ad ogni angolo. Segui una strada, non sai dove ti potrà condurre, ma a dire il vero nemmeno ti importa, ciò che conta è camminare, a testa alta, con passi fermi e decisi, incurante dei graffi che compaiono e si rimarginano, alcuni del tutto altri parzialmente. Taglienti sferzate di vento, quasi non respiri. Ma non cedi, no, non si cede, non si rallenta. Non si può. Hai paura di che cosa potresti trovare dietro se ti dovessi voltare, se dovessi rallentare ed essere raggiunta.
Ma ora cammini in altre strade. Sì, a volte capita.
Ciò che cerchi è lì, lo vedi, lontano anche al di sopra di Milano che osserva. Cammini ancora.
Dietro di te il peso di alcuni ricordi, striscianti zombie, effimera carne non morta. Alcuni tacciono soddisfatti altri ancora gridano vendetta. Non ti volti lo stesso, verrà il momento giusto per agire. Ma non ora.
Cambiano le strade, cambia il vento che ti sfiora o colpisce, ma non i tuoi passi. Non le tue lacrime che lasci scorrere a ridisegnare i contorni del viso. Bruciano sulle ferite ancora aperte.



Postato da Athanatos il 12:21
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