lunedì, 30 ottobre 2006

Categoria : la mia vita




Quando l’arte incontra la vita.
È quello che è successo sabato 28 ottobre. È quello che MI è successo sabato 28 ottobre al Palalido di Milano.
Ero convinta che dopo più di 2 mesi di assenza dalla palestra sarei stata trattata malamente per questa mia mancanza. Sbagliato.
È stato come se niente fosse successo, come se fino al giorno prima fossi stata lì, con loro in palestra a condividere la fatica e le gioie del Kung Fu.
In ben poco tempo si è ristabilita la complicità del gruppo che ha condiviso mille e più emozioni. E così giù a ricordarci delle varie gare e manifestazioni. Con un tocco di malinconia certo, perché so che ora come ora io faccio parte di quel gruppo solo in modo astratto. E questo lo sapevo già ai tempi dei campionati italiani di Napoli, sapevo che sarebbe stata la mia ultima gara (salvo sorprese).
A dire il vero ho anche rischiato di essere buttata in mezzo alla manifestazione, mi ha salvata il fatto che non avevo il kimono. Se devo essere sincera però la proposta del Maestro di partecipare mi ha portato un moto d’orgoglio: in fondo lui ha ancora fiducia in me per esporsi al rischio di mandarmi in pedana dopo così tanto tempo senza un minimo allenamento. Ma anche queste cose bisogna meritarle. Ed io non la meritavo, quindi ben venga la mancanza del kimono.
L’esibizione è stata bellissima. Inutile dire che noi eravamo i più belli, i più bravi, i più più…
Ah che nostalgia vederli sul tappeto, concentrati e bravi come sempre…
Quando li ho visti ho però capito che io non posso restare lontana da quel mondo. Non ne sono capace. Non è il mondo delle esibizioni e/o delle gare, o meglio, potrebbe essere anche quello, ma a me basterebbe tornare a praticare. Non mi importa del titolo Italiano che dovrei andare a difendere ai prossimi campionati, queste sono tutte cose marginali. L’importante è tornare a praticare perché nel non farlo sento mancare una parte di me stessa. Sono felice solo a pensare al Kung Fu, ma non mi basta pensare. Non mi basta più.
Ieri ne ho avuto la conferma, posso fare finta di niente, ripetermi che va bene così. Ma non è vero. Così fa schifo.
Sono disposta a ritornare ai bei vecchi tempi con i pro e i contro. Sono disposta a tornare a casa zoppicando per l’allenamento troppo duro, a farmi torturare con lo stretching, a ripetere mille e più volte le stesse cose, a dover insegnare ai bambini logorroici e per nulla convinti di voler imparare il Tai Chi, a sopportare la pressione delle competizioni, con sconfitte e vittorie, sopporterei anche l’arbitraggio malefico. Sopporterei tutto. Vorrei poter di nuovo sopportare tutto.
 
Detto questo non posso non raccontare l’esperienza del ritorno (lo so che non c’entra niente con quello appena detto). In pratica è stata la mia prima esperienza notturna a Milano. Siamo usciti dal Palalido e c’era una nebbia che si tagliava con il coltello. Sembrava un paesaggio alla silent hill, non so se avete presente. Saluti, baci e abbracci. Mi sono avviata verso la fermata del bus. Nel piano originale mi avrebbero dovuta portare a casa loro, ma poi per un imprevisto non c’erano più posti in macchina. Piano B. Il Maestro mi ha dato i soldi per il taxi così potevo fermarmi a vedere l’esibizione. Peccato però che c’era il derby e quindi con 15 € non sarei mai riuscita ad arrivare a casa. Piano C. Prendo l’autobus. Ho aspettato più di mezz’ora. Alla fermata c’era veramente pochissima gente (normale) e molte fecce poco raccomandabili. Fortuna vuole che alcuni che erano al palazzetto a vedere l’esibizione sono saliti con me e ci siamo fatti compagnia a vicenda. Arriva finalmente il momento di scendere e mi avvio a piedi verso casa. Passo davanti ad un pub. Ero girata a vedere dentro al locale, quando mi rigiro per evitare le persone un tipo mi arriva addosso. Ora, tolto che mi ha fatto malissimo perché mi sono presa un braccio secco sul naso, io ho avuto una reazione istintuale non del tutto controllata. In pratica gli ho tirato un pugno. In faccia. Non per giustificarmi, ma non l’ ho fatto apposta. È stato proprio istinto. Se avessi realmente voluto fargli male in una situazione come quella gli avrei tirato una gomitata con l’altro braccio. Ad ogni modo ce ne siamo andati ognuno per i fatti suoi (tutti e due doloranti) e la cosa è finita lì.
Ecco come prima esperienza notturna non è male vero?


Postato da Athanatos il 19:47
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lunedì, 23 ottobre 2006

Categoria : la mia vita




Ritorno ad aggiornare dopo il chilometrico post dell’altra volta.

Alla fine di questa settimana sarà passato un mese dal mio arrivo qui. In un mese sono cambiate tante cose, forse anche troppe. È cambiato il mio modo di vivere, ma questo era logico. Ma è cambiato anche l’impatto con questa città.

Milano resta sempre e comunque una città grigia. Ne ho avuto la conferma oggi vivendo quella che credo sia la tipica giornata milanese: nebbia, freddo, pioggia incessante, code, automobilisti isterici che si attaccano al clacson e un grigiume deprimente. Sarà questione di abitudine, poi non farò più caso nemmeno a questo. È però vero che a Sestri anche nelle giornate di pioggia non si vede nulla di simile. È un’altra dimensione. L’aria non è la stessa, cambia proprio la sua densità, qui pesa molto di più. Strano a dirsi ma la prima cosa che noto quando torno a casa (dopo il mare naturalmente) è il profumo dell’aria.

Ma non è il caso di lamentarsi sempre, e mi rendo conto che ultimamente sono diventata proprio una lagna. Bè dicevo, ci sono anche gli aspetti positivi. Tanto per cominciare inizio a fare la conoscenza dei miei coinquilini. Non è una cosa da poco. Oggi c’è stato un episodio singolare che mi ha fatto proprio sorridere. Siamo usciti di casa tutti e 3 insieme (e tutti e 3 in ritardo) ed è stato strano e bello allo stesso tempo. Strano perché di solito usciamo “a rate”. Bello perché è stato un po’ come sentirsi una mini famiglia. Credo che la convivenza sia bella quando si trasforma in un qualcosa di simile. Quindi gli aspetti positivi ci sono. Inoltre l’università per ora (che non ci sono esami) va bene. Ho trovato quello che cercavo sia come materie sia come docenti sia come organizzazione e struttura.

Quel che mi manca però è quello o meglio Chi ho lasciato a Sestri, certo anche qui ci sono nuove conoscenze che vanno via via rafforzandosi, ma le persone più importanti restano in terra ligure. E quello che più mi preoccupa è il tempo. Già è difficile mantenere le amicizie quando ci si è a stretto contatto, figurarsi poi quando ti separano 2 ore e mezza di treno. E il tempo è poco. Torno giù per così poco che non riesco a vedere tutti, ma non sono nemmeno in grado di operare delle scelte dato che non mi piace escludere qualcuno. Comportamento deleterio perché in questo modo finisco col non vedere nessuno. Per ora posso fare ben poco…devo aspettare “le vacanze di natale” per poter rimediare. Spero che anche gli altri però sappiano aspettare e capire.



Postato da Athanatos il 18:33
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sabato, 07 ottobre 2006

Categoria : la mia vita




Tiriamo le somme
Sì, facciamo un po’ due conti (metaforicamente visto che di matematica me ne capisco poco). Ieri, primo ottobre, giorno del mio diciannovesimo compleanno ho iniziato la mia nuova vita qui a Milano (perché è dalla city che vi scrivo…). Le considerazioni su quello che accade qui le tratterò in un post futuro. In questo volevo invece fare un bilancio di questi 19 anni. Che cosa vale la pena di portare con me e che cosa invece mi sforzerò di lasciare per strada? Io sono quello che sono e di sicuro non posso reinventarmi da zero da un giorno all’altro, e nemmeno lo vorrei. Almeno non totalmente. Alcune cose ho deciso di lasciarle a casa. Alcune cose come il mio stare in disparte, sapere le cose ma starsene zitti nell’angolino a fare la figura dell’idiota. O a non fare nessuna figura. Io da sola e non al centro dell’attenzione ci sto bene, ma non è questo che mi aiuterà ad arrivare dove voglio, quindi si cambia! E uno. Quindi tutto quello che circonda il citato comportamento deve sparire, o quantomeno essere occultato quel tanto che basta per far sembrare che sia inesistente.
Ma che cosa mi resta in tasca di questi 19 anni che mi hanno resa così come sono, con i miei millemila difetti e ben pochi pregi?
Mi restano dei ricordi. Sbiadite immagini non tangibili e che indietro non tornano. Però come si potrebbe vivere senza ricordi? Immaginatevi che esistenza vuota. Forse nemmeno un’esistenza. Dunque tutto non si può buttar via.
Allora mi restano i giochi intorno a una palla fatti alle elementari quando ancora il concetto di amicizia non sfiorava nemmeno le nostre menti, ma nella nostra ingenuità di bambini eravamo amici come non lo saremmo mai più stati una volta cresciuti. Eh sì, amici veri, salvo rari casi in cui ancora ora si può andare a credere in questo, lo si è solo da bambini (perlomeno ai miei tempi) quando non ci sono rivalità, né pregiudizi e la lealtà non è un concetto così astratto ed in assolvibile. Dunque resta questo periodo in cui si viveva in un limbo al di fuori di ogni preoccupazione ed ancora pieni di progetti e sogni.
Resta il disagio delle medie, nelle quali proprio non sono riuscita ad integrarmi e che hanno segnato un meno alla mia esistenza. Ecco, di quelle ricordo poco e niente. Una cosa positiva e tante scottature. Di amicizie campate in aria che hanno aperto ferite profonde e tante, tantissime delusioni.
Ricordi sbiaditi. Gioie e dolori sbiaditi. Che brutta cosa è la memoria quando ti sforzi di ricordare e questo tentativo risulta vano.
In men che non si dica arrivo al periodo delle superiori. Qui è tutto molto più nitido anche se non saprei rievocare gli eventi in modo ordinato. Almeno per quanto riguarda i primi tempi.
Ricordo la delusione di veder cambiare certe persone in modo inaspettato, ricordo però anche la gioia di trovare persone con le quali condividere anche i tuoi aspetti magari considerati più infantili senza sentirti giudicata. Ricordo l’inizio di una corrispondenza che ora si è un po’ arenata ma che non ho intenzione di lasciar andare.
E poi l’inizio e l’abbandono dello studio del violino. Troppo tempo da dovergli dedicare e poco tempo realmente dedicato.
L’inizio di un’amicizia che, nonostante tutto quello che ho detto prima, procede bene e dà molte soddisfazioni. Certo ha avuto i suoi momenti no. Ma anche tanti sì. Ed ogni sì faceva e fa dimenticare il negativo. E poi senza scontri non sarebbe nemmeno bello. Inoltre quest’amicizia mi ha dato l’occasione di incontrare la fotocopia di Doris.
E ancora. Kung fu. Un amore nato verso la fine della V ginnasio e che non è ancora morto. Nonostante la lontananza. Nonostante tutto. Ancora lo amo ed ogni giorno sento soffrire una parte di me stessa all’idea di non poter praticare. E maledico ogni singolo metro che mi separa da casa. Ma anche per quello ci sarà tempo.
I nuovi arrivi a scuola e le inaspettate amicizie con pochi di loro. Conoscenze effimere per la gran parte, importanti in un solo episodio.
Tanti eventi che si susseguono e sovrappongono in quel periodo nebbioso che è l’anno scolastico del liceo, dove ogni giorno è diverso dall’altro ma quando devi ricordarlo è terribilmente simile al precedente ed al seguente.
Ed eccoci all’ultimo anno di liceo. L’anno più importante forse. Quanti eventi ci sono stati. Forse anche troppi per essere un solo anno.
E così, in rapida successione, i ragazzi dell’HC a Genova, l’esame per cintura nera, il sabato sera a Genova per il nuovo corso dell’HC, gli esami di teoria e pratica della patente, i campionati italiani (e la gioia di una vittoria sudata e conquistata con i denti), e poi l’estate. Un’estate intesa non in modo convenzionale. Un periodo di tempo che dilato a mio piacimento. Inizia con la fine della scuola e la preparazione per la maturità.
La settimana a Breccanecca dove per un momento ho avuto l’illusione che fossimo una classe unita, che forse mi sarebbe dispiaciuto non vederli più, che forse tutto quello che avevo pensato era sbagliato. Che settimana. Studio matto, ma tanta felicità.
E poi la delusione degli scritti. Ricordo il senso di tradimento, la rabbia. E l’ovvio riscatto all’orale. La soddisfazione di aver fatto un lavoro adeguato e che è stato apprezzato. L’elogio della prof di italiano. E solo quello ha fatto valere 5 anni di sofferenze dentro quella scuola.
La vittoria dei mondiali. È una cavolata, ma tanto è stato un bel periodo.
La giornata sulla nave “Carabinieri” della Marina Militare.
L’inizio del lavoro alla Baia. Ecco, questo è un periodo orribile. Sono stati solo 5 giorni. Ma mi ha fatto scendere a terra e mi ci ha ancorata con i piedi di piombo. Ci sono tanti stronzi in giro, ma non avevo mai avuto a che farci in prima persona in un simile contesto. Presa a lavorare in nero e pagata 2 € l’ora. Se fossi andata a vendere fazzoletti al semaforo o cocco in spiaggia avrei guadagnato di più.
Allora ricordo il mio licenziamento con tanto di scenata, perché io me ne sto sulle mie, ma certe cose non le tollero. Non le tollero proprio.
E ora l’esperienza in assoluto più illuminante di quest’ultimo periodo. L’inizio del lavoro in pizzeria. Ho trovato più di un lavoro e di uno stipendio. Ho trovato un motivo per alzarmi la mattina senza sbuffare, ho trovato un motivo per cercare di migliorarmi in ogni contesto, ho trovato una famiglia allargata e multietnica. Ho trovato poi una persona dalla mente aperta e con un fascino al quale non puoi restare indifferente. Ed infatti così non è stato. Ogni giorno vado alla scoperta di mondi nuovi solo parlando con questa persona.
La festa di compleanno/addio in pizzeria. Circondata da figure mitologiche per l’immaginario. E due libri (più un manuale di boicottaggio) che sono sul mio comodino, portando con sé un pezzo di casa, quotidianità ed esoticità. Una giacca che ha un sapore nostalgico di tempi passati anche se è usata solo da pochi giorni.
E la mia personale estate finisce il primo ottobre.
Ecco cosa mi resta. Ci sono poi altri momenti che su questo blog sono segnati (vacanza in Sardegna, burraco…) ed alcuni che invece non compaiono, ma che anche se ora non vengono alla mente restano nel cuore e nella persona che sono. E di sicuro quelli belli fanno parte dei miei pochi pregi. A volte penso che siano le persone a costruirmi. Senza di loro non sarei così. Ma so che non può essere niente di simile.
Ora sono a Milano e sento che a mancarmi sono le cose quotidiane. Quelle piccole, insignificanti quando ci sei. Mi manca guidare, mi manca il solito giro serale sulle note di una canzone. Mi manca il mio portachiavi di Sango con le chiavi della macchina. Mi manca la musica la sera, mi mancano le visite in pizzeria a rompere le palle, le visite a Gelsomino (:-P), i sabati sera incasinati, e i clienti infami che non si alzano dai tavoli. Mi mancano le giornate di sole e quelle uggiose, mi manca vivere la notte.
E tanto altro. Ma è un solo giorno che sono qui (quando riuscirò a pubblicare questo saranno di più). Non ho ancora diritto di lamentarmi. Va bene così per ora, è solo questione di abitudine. E poi c’è già quel biglietto del treno con una prenotazione su un eurocity per questo venerdì.
Questo più che un post è diventato un poema e, come dice Vale, chissà se qualcuno sarà così paziente di leggerlo tutto. Ma questo blog è il mio sfogo. Qui nessuno è obbligato a leggere tutto, cosa che invece risulta obbligatoria in una mail. Allora i problemi e gli sfoghi qui, e le cose normali nelle mail.
E con questo ho finito sul serio.


Postato da Athanatos il 09:45